Groupon & Co. la guida definitiva al “Social Shopping” by Me.

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Un grosso saluto e ringraziamento ai lettori di questo eccellente blog, ormai online da qualche tempo, e con spunti e articoli di buon successo nell’internet!
Oggi voglio parlarvi e buttare giù qualche libera considerazione e pensieri che mi girano per la testa riguardo i cosidetti siti di “social shopping” e del loro relativo utilizzo…dal punto di vista dell’acquirente e dell’azienda che li utilizza!



Parto col dire che a tutti fa sicuramente piacere acquistare beni e servizi ad un prezzo conveniente, la sensazione di aver fatto “l’affarone” è qualcosa di appagante probabilmente quanto, se non più dell’acquisto compulsivo, sindrome a cui anche il sottoscritto è soggetto, soprattutto per articoli del genere fumetti o videogames 😀
In questi tempi, dove il risparmio assoluto è una necessità per chiunque abbia un reddito dipendente, o chi reddito proprio non ce l’ha, le piattaforme di social shopping possono essere una buona opportunità.

Ovviamente tutte le medaglie sono dotate di 2 facce, e il metodo con cui operano queste piattaforme ai più è sconosciuto, perchè, se una cena al ristorante dal valore di 50€ può essere offerta 25€ qualche domanda il mio cervello comincia a farsela, no?
Bene, cominciamo col dire che la forza commerciale su cui si basano queste aziende è la formula dei “gruppi di acquisto” e cioè offrire un bene o servizio a un grosso numero di acquirenti, e che quindi può essere offerto ad un prezzo più basso, a fronte di una grandi volumi di vendite.

Già da questo presupposto, cominciano i primi dubbi sul sistema, da parte dell’azienda offerente, perchè nessuno garantisce i “grandi volumi” o meglio, lo strumento potenzialmente lo permette, ma è la singola offerta che può riscuotere o meno il successo sperato, da questo punto di vista non c’è tutela per l’offerente, perchè non si pone un minimo di coupon venduti perchè l’offerta risulti valida!
Se offro il mio prodotto X, che nel mercato costa 100€, e a fronte di 100 pezzi venduti posso offrirlo a 70€, le piattaforme non tutelano l’azienda fissando il limite minimo di 100 pezzi venduti per il prezzo stabilito.
Quindi fondamentalmente non si tratta di “gruppo d’acquisto” ma dev’essere visto come piattaforma pubblicitaria o promozionale.

Fin qui, calcolando o meno il rischio dell’offerta, direte voi, una azienda può decidere se accettarlo o meno, e non ho niente in contrario, aggiungo io.

Ora aggiungiamo che, la richiesta che una azienda riceve per aderire ad una piattaforma di social shopping, oltre ad avere un prezzo fortemente scontato del prodotto rispetto al listino, è di una commissione, che per i ristoranti arriva anche al 50% del valore del coupon, quindi :

Il ristorante che avesse in listino una cena a 100€, dovrebbe offrirla tramite coupon a 50€, di cui il 50% li cede alla piattaforma e il 50% lo riceve.
Non serve certo essere geni della matematica per capire la scarsa sostenibilità economica, per lo meno nel lungo periodo, di promozioni di questo genere.

Come se non bastasse, sempre parlando da un punto di vista aziendale, sarà poi difficile “fidelizzare” i clienti, che fino al giorno prima mi hanno comprato a un certo prezzo, e dal giorno dopo tramite varie piattaforme online, possono comprarmi al 50% di sconto, rimettendoci pure le commissioni; è anche vero che i clienti “fidati” probabilmente godono già di listini diversi, ma i dubbi rimangono, soprattutto perchè queste piattaforme si vendono come “piattaforma promozionale e di fidelizzazione clienti”

Se vogliamo parlare poi di immagine aziendale il discorso diventa ancora più complesso; il ritorno economico di una promozione del genere è facilmente calcolabile tramite gli strumenti messi a punto dalle piattaforme stesse, più difficile è calcolare il ritorno in immagine; posso io azienda inserita in un determinato contesto, permettermi di “svendermi” cosi facilmente e potenzialmente rovinare il mio mercato, magari acquisito in anni di duro lavoro, energie e investimenti?
Se fossi un imprenditore mi porrei per bene queste domande prima di aderire e cominciare a vendere su piattaforma del genere.

Sia ben chiaro, non critico a prescindere queste metodologie di vendita online, anzi, groupon & co hanno il grosso merito di aver avvicinato al mondo online realtà commerciali che prima ne erano molto lontane (penso ai dentisti, meccanici, centri estetici, etc), in un paese come l’Italia, dove la tecnologia sembra un qualche strano fenomeno alchemico e incredibile; ma come tutte le azioni pubblicitarie, promozionali, di lead generation o engagement di nuovi clienti, gli strumenti messi a disposizione dalla rete, devono essere utilizzati con grande accortezza e intelligenza, onde evitare pericolosi errori di valutazione, e brutte o bruttissime sorprese.

Ora che ne sapete di più, vi auguro buoni acquisti online 🙂

2 Comments

  1. Benedetta 14 Febbraio 2013
  2. Stefano 17 Febbraio 2013

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